
Simpatica l’idea di illuminare i vicoletti Chiarello e parallele, ed evocare i vischio dell’amore. Oggi sono costellati di piccoli e graziosi locali, frequentati da giovani nelle sere di festa. Un tempo erano abitazioni e botteghe di laboriosi artigiani: in qualche occasione li ricorderemo. Diciamo Chiarello, ma vige una certa confusione di odonomastica, accavallatasi nelle cronache soveratesi.
Un tempo la zona era nota con un curioso soprannome dialettale: “A ruga d’e setti lingui”. Ruga, come saprete, significa via o piccolo quartiere. È una radice indoeuropea che troviamo, foneticamente modificata, in rota e ruota, rue, route, road, car-ruggio… in Calabria la parola ruga ha anche un senso sociale, di comunità tra vicini, un vicinato di casette a pianterreno, con uno spazio comune in cui si viveva, si lavorava assieme, si litigava…
E in che lingua si litigava e si faceva pace? Qui occorre un cenno alla storia urbanistica di Santa Maria di Poliporto, prima che, nel 1881, divenisse capoluogo comunale con il nome di Soverato Marina. Attorno a quegli anni sorsero i palazzi del corso che portano delle precise date sui frontoni, attorno
al 1880.
Mi chiedo, e non è facile risposta, se i palazzi sorsero sul nulla, o, come sospetto, sopra edifici preesistenti di modeste dimensioni, poi divenuti le stalle e i magazzini e delle abitazioni. Accenno solo, ma occorrerebbero studi accurati.
Abitazioni, di chi? E che lingua parlavano? Una o “sette”, per quanto sette sia un numero simbolico
per dire parecchie. Lingue? I dialetti di quanti in quegli anni vennero a Soverato per i commerci, per remare e pescare, per fare la “Carovana” dei trasporti; vennero dal Napoletano, da Amalfi, dal Catanese, da Taranto, da Reggio, dai paesi collinari… e a quei tempi, i dialetti italiani erano nettamente diversi per fonetica e per tono. Poi cominciarono a capirsi, e il dialetto soveratano è del tipo del Golfo di Squillace Nord; molto influenzato però dall’italiano scolastico e comune. Baciatevi dunque sotto il vischio di Chiarello, chi vuole e può.
Ora immaginiamo che i nostri vicoletti accolgano un pubblico internazionale, planetario, che parlerebbe così.
A RUGA DÊ SETTI LINGUI
Septem sermonum vicus
The street of seven languages
La ruelle des sept langues
El barrio de los siete idiomas
Bairro das Sete Línguas
Straatje van de zeven talen
Gasse der sieben Sprachen
Ὁ τῶν ἑπτὰ διαλέκτων στενωπός (ho ton heptà dialekton stenopòs)
Квартал Сім мов (Quartal Sіm mov)
дорога семи языков (Doroga semi yazykov)
درب اللغات السبع (darb al-luġāt as-sabʿ)
七舍巷 (Qishexiang)
色々な方言の聞かれる場所、「キアレッロ」(Iroirona hōgen no kikareru basho,`kiarerro)
Si ringraziano l’Archivio di Tonino Fiorita, e Salvatore Colacitti, Rita Daniele, Elisa Di Iorgi, Simona Galati, Giusy Grassi,
Kimiu Grassi, Liuba Krayilo, Annie Jirikovsky, Francesca Longo, Angelika Palmegiani, Maurizio Paparazzo, Ivone Rosset, Karine Van Beek.